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    January 05

    Confessione (Biglietto per l'inferno)

    Confessione

    (Biglietto per l'inferno)

    Racconta fratello qual'è il tuo peccato,
    dimmi con chi quante volte sei stato.
    Hai detto bugie, hai fatto la spia.
    Orsù perché indugi son frate Isaia.

    Ascoltami frate non so' se ho peccato
    ho ucciso un bastardo che avrebbe voluto
    coprire coi soldi il suo sporco passato
    tentando così di beffare il suo fato.

    Cosa dici fratello, tu hai ammazzato.
    Nel quinto ricorda ti è stato proibito.
    Non posso salvarti dal fuoco eterno
    hai solo un biglietto per l'inferno.

    Ascoltami frate e dimmi se questo
    lo chiami peccato o un nobile gesto.
    Ho preso dei soldi a un ricco signore
    per dar da Mangiare a un uomo che muore

    January 01

    Il Signor G

     
     
    La libertà non è star sopra un albero,
    non è neanche avere un’opinione,
    la libertà non è uno spazio libero,
    libertà è partecipazione
     
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    Giorgio Gaber
    01/01/2003
    December 31

    Un altro anno è andato...

    Un altro anno è finito. Un anno di gioie, emozioni, dispiaceri e dolori. Un altro anno all'insegna del volontariato e della vita...
    Sperando in un 2009 migliore....
     
     
    Quello che noi facciamo è solo una goccia nell'oceano,
    ma se non lo facessimo,
    l'oceano avrebbe una goccia in meno
     
    Madre Teresa di Calcutta
     
     
    December 26

    Il bambino con il pigiama a righe

    Il bambino con il pigiama a righe

     

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    Trama:
     
    Bruno è un tranquillo ragazzo di otto anni figlio di un ufficiale nazista, la cui promozione porta la famiglia a trasferirsi dalla loro comoda casa di Berlino in un’area desolata in cui questo ragazzino solitario non trova nulla da fare e nessuno con cui giocare. Decisamente annoiato e spinto dalla curiosità, Bruno ignora le continue indicazioni della madre, che gli proibisce di esplorare il giardino posteriore e si dirige verso la ‘fattoria’ che ha visto nelle vicinanze. Lì, incontra Shmuel, un ragazzo della sua età che vive un’esistenza parallela e differente dall’altra parte del filo spinato. L’incontro di Bruno col ragazzo dal pigiama a strisce lo porta dall’innocenza a una consapevolezza maggiore del mondo degli adulti che li circonda, mentre gli incontri con Shmuel si trasformano in un’amicizia dalle conseguenze terribili.
     
    Commento:
     
    Un film drammatico, crudo ed intenso ma allo stesso tempo ricco di sentimenti, dal forte impatto emotivo e molto riflessivo.
    Una storia senza tempo...
     
     
    December 23

    Piccola riflessione

    Eccomi di nuovo qui a scrivere sul blog, e per riprendere da questo periodo di inattività, ho deciso di scrivere questa piccola riflessione.
    Passeggiando per la città, in questi giorni che precedono il Natale, mi sono reso conto che il clima natalizio è sentito veramente da poche persone.
    Negozi, centri commerciali e mercatini sono sempre più affollati da gente con un'unica preoccupazione: "cosa posso regalare a...?"
    Eppure, nonostante questo clima natalizio, le strade delle città riecheggiano ancora di solitudine e tristezza.
    Quello che più mi da fastidio è proprio l'indifferenza della gente, che quando passa vicino ad un mendicante l'unica cosa che è in grado di fare è squadrarlo quasi fosse un criminale. Criminali che non fanno niente di male...
    Gesti di puro razzismo, come quello di essere fissato da chiunque mentro scambio 4 chiacchiere con un nuovo amico conosciuto proprio in città: Ibou, un ragazzo senegalese giunto in Italia con la speranza di migliorare la sua vita e quella della sua famiglia. Mentre parlavo con lui non potevo non notare gli sguardi e i commenti della gente...Ma Ibou non è un delinquente, ma un semplice ragazzo che spera non solo in una vita privata migliore, ma che vuole il bene per tutto il suo Paese. Infatti si trova qui in Italia per collaborare ad un gruppo di solidarietà di Milano, che si occupa proprio di volontariato in Africa.
    Eppure per la gente che passava lui era solo un negro...
    Purtroppo sono questi i fatti che fanno più male e dispiacere, soprattutto in un periodo come questo, dove dovremmo essere tutti più buoni
     
     
     
     
    December 14

    Citazione M° Chang

     
     
    Un uomo forte non è violento, ma aiuta i più deboli. Un uomo interiormente debole è litigioso, provoca e mette gli altri a disagio, sottomettendoli per poterli comandare. Ma quando incontra uno più forte diventa una nullità
     
     
    M° Chang Dsu Yao
    December 10

    Penso positivo

    Penso Positivo

    Jovanotti

    Io penso positivo
    perchè son vivo perchè son vivo,
    io penso positivo
    perchè son vivo e finchè son vivo.
    Niente e nessuno al mondo potrà  fermarmi dal ragionare,
    niente e nessuno al mondo potrà  fermare fermare fermare fermare
    quest'onda che va,
    quest'onda che viene e che va
    quest'onda che va
    quest'onda che viene e che va.
    Io penso positivo ma non vuol dire che non ci vedo,
    io penso positivo in quanto credo.
    Non credo nelle divise nè tantomeno negli abiti sacri
    che più di una volta furono pronti a benedir massacri,
    non credo ai fraterni abbracci che si confondon con le catene,
    io credo soltanto che fra il male e il bene è più forte il bene.
    Bene bene be ne bene.
    Io penso positivo perchè son vivo perchè son vivo,
    io penso positivo perchè son vivo e finchè son vivo.
    Niente e nessuno al mondo potrà  fermarmi dal ragionare,
    niente e nessuno al mondo potrà  fermare fermare fermare fer ma re
    quest'onda che va, quest'onda che vie ne e che va,
    quest'onda che va, quest'onda che viene e che va.
    Uscire da un metro quadro dove ogni cosa sembra dovuta,
    guardare dentro alle cose: c'è una realtà  sconosciuta
    che chiede soltanto un modo per venir fuori a veder le stelle
    e vivere le esperienze sulla mia pelle, sulla mia pelle.
    Io penso positivo perchè son vivo perchè son vivo,
    io penso positivo perchè son vivo e finchè son vivo,
    niente e nessuno al mondo potrà  fermarmi dal ragionare,
    niente e nessuno al mondo potrà  fermare fermare fermare fermare
    quest'onda che va, quest'onda che viene e che va,
    quest'onda che va, quest'onda che viene e che va,
    quest'onda che va, quest'onda che viene e che va,
    quest'onda che va, quest'onda che viene e che va.
    Io credo che a questo mondo esista solo una grande chiesa
    che passa da Che Guevara e arriva fino a madre Teresa,
    passando da Malcom X attraverso Gandhi e San Patrignano
    arriva da un prete in periferia che va avanti nonostante il Vaticano.
    Io penso positivo perchè son vivo perchè son vivo,
    io penso positivo perchè son vivo e finchè son vivo,
    Niente e nessuno al mondo potrà  fermarmi dal ragionare,
    niente e nessuno al mondo potrà  fermare fermare fermare fermare
    quest'onda che va, quest'onda che viene e che va,
    quest'onda che va, quest'onda che viene e che va,
    quest'onda che va, quest'onda che viene e che va,
    quest'onda che va, quest'onda che viene e che va
    quest'onda che va, quest'onda che viene e che va,
    quest'onda che va, quest'onda che viene e che va.
    quest'onda che va, quest'onda che viene e che va,
    quest'onda che va, quest'onda...
    quest'onda che va, quest'onda...

    November 29

    Lascialo cadere

    Lascialo cadere
     
    Un ricco mercante si recò un giorno dal Buddha. "Dimmi che cosa devo fare per ottenere la liberazione" gli domandò offrendogli un vaso d'argento.
    Il Buddha gli rispose: "Lascialo cadere".
    L'uomo lasciò cadere a terra il vaso.
    Poiché il Buddha si era fatto silenzioso, il visitatore gli ripeté la domanda e, questa volta, gli offrì un piatto d'oro. "Che cosa devo fare per raggiungere la salvezza?"
    "Lascialo cadere" gli rispose l'Illuminato.
    Il mercante lasciò cadere a terra il piatto.
    Poi, visto che non gli veniva data altra indicazione, si decise a ripetere la richiesta, porgendo il dono più prezioso che aveva: un diamante.
    Il Buddha gli rispose: "Lascialo cadere". Il visitatore pensò di essere stato preso in giro.
    Indignato, si alzò di scatto per andarsene. Fatto qualche passo, si voltò a dare un ultimo sguardo al Buddha.
    E questi gli disse: "Lascialo cadere".
    All'improvviso il mercante capì.
     
    Commento: Che cosa capì il mercante? Che cosa doveva lasciar cadere? Evidentemente l'insieme delle sue opinioni su ciò che bisogna fare per ottenere la liberazione, la salvezza. Egli aveva pensato - un po' come tutti i ricchi - di potersela comprare con beni materiali e con offerte. E il Buddha gli aveva detto che questa era un'idea da lasciar cadere.  Ma non bastava: occorreva "lasciar cadere" la mente stessa, con tutto il suo bagaglio di convinzioni, di ambizioni e di reazioni. Fu questa l'intuizione giusta del mercante. Molti di noi, influenzati dai valori comuni, credono che anche nel campo spirituale, si tratti di (acquistare) qualche merito, qualche vantaggio, qualche credito, si tratti di fare qualche buon affare. Dobbiamo piuttosto lasciar cadere questa mentalità mercantilistica.
    November 18

    Gioventù bruciata

     
    ROMA - Passano molto tempo al computer o con i videogiochi, spesso dispongono di un telefonino già a sei anni, e hanno molte paure, a cominciare da quella di essere vittime di violenze sessuali per gli adolescenti, o di essere rapiti per i bambini. Ci sono poi aspetti che si perpetuano nel tempo: dai 7 ai 22 anni sognano di diventare calciatori della nazionale (28,7%), però è anche vero che praticamente più nessuno sogna di fare il pompiere (1,4%). Dal nono Rapporto Nazionale sulla Condizione dell'Infanzia e dell'Adolescenza, presentato stamane dall'Eurispes e dall'associazione Telefono Azzurro, emergono molti motivi di allarme. A cominciare dalla povertà infantile, molti più diffusa in Italia che negli altri Paesi europei: mentre in Europa è povero un bambino su cinque, in Italia è a rischio uno su quattro. Poi c'è il bullismo, sempre più minaccioso. E per gli adolescenti è allarme alcolismo. L'Italia primeggia in Europa per il consumo di cocaina, anche giovanile. In generale, da questo rapporto emerge anche una grande solitudine dei giovani, difficilmente colmabile con un rapporto sempre più stretto con la Rete.

    Il presidente di Telefono Azzurro, Ernesto Caffo, lancia una sorta di appello agli adulti: "Dobbiamo considerare che questa generazione di bambini non percepisce la maggior parte dei cambiamenti come novità, avendo imparato a conviverci fin dalla nascita: parliamo di bambini abituati a viaggiare, ad andare sulla Rete, a comunicare in modo nuovo, a incontrare anche a scuola persone provenienti da altri Paesi. Sono invece gli adulti ad essere spesso inadeguati al cambiamento e impreparati di fronte alle mutazioni in atto. I bambini invece avrebbero bisogno di adulti mediatori, soprattutto a fronte di ciò che non possono comprendere fino in fondo e soprattutto a fronte delle emergenze che possono destabilizzare o mettere in pericolo la loro infanzia". Lasciare i bambini soli davanti al computer a cercare le risposte ai loro problemi non è una buona idea, ribadisce il presidente dell'Eurispes Gian Maria Fara: "Le caratteristiche della Rete sono contradditorie. Se da un lato è lo spazio dello scambio, della conoscenza, dell'incontro, dall'altro rischia di essere un luogo di solitudine, di persone che sole stanno davanti al proprio pc o al display del telefonino. La si potrebbe definire una forma di 'socializzazione solitaria'".

    Povertà: bambini a rischio anche nel ceto medio. Le ultime indagini sulla povertà in Italia dimostrano che sono maggiormente in difficoltà le famiglie con figli. E quindi i bambini poveri, o a rischio di povertà, non sono solo quelli che vivono in casi conclamati di bisogno, ma anche quelli del ceto medio. Secondo l'Eurispes l'"Italia è tra i Paesi Ue in cui è più alta la percentuale di bambini che vivono in condizioni di precarietà (25%)". Però ai casi più gravi si affiancano le situazioni sempre più diffuse di bambini del ceto medio che non possono permettersi più quello che negli ultimi anni era ritenuto normale: attività sportive, dieta ricca e variegata, gite scolastiche, o la playstation.

    Emergenza bullismo: ne è vittima un bimbo su quattro. Oltre un quarto dei bambini, secondo il rapporto, afferma di essere stato ripetutamente vittima di brutti scherzi (27,8%), provocazioni e prese in giro (26,6%) e offese immotivate (25,6%). Il 17,6% è stato invece continuamente escluso e isolato dal gruppo. Nel 13,5% dei casi i bambini riferiscono di aver subito furti di oggetti o cibo (13,5%), percosse (11,5%), minacce (11,1%), ma anche furti di denaro (4,7%). Sono soprattutto i maschi ad aver subito ripetutamente minacce (15,4% contro il 7% delle bambine) e percosse (14,8% contro 8,2%), provocazioni e/o prese in giro (29,5% contro 23,8%). Le bambine invece si trovano con più frequenza a dover subire l'esclusione e l'isolamento dal gruppo (20,2% contro il 14,9%). Il bullo è tra i coetanei.

    Le paure più diffuse: rapimenti e violenze sessuali. La prima paura dei bambini italiani (22,6%) è quella di essere rapito. Il 16,3% teme di essere avvicinato da sconosciuti e il 16,2% di essere coinvolto in attentati terroristici, il 13,9% di perdersi, il 13,5% di assistere a scene violente, il 12,6% di rimanere solo in casa e di essere picchiato da coetanei. Per quanto riguarda gli adolescenti, la paura più frequente è quella di essere vittima di violenze sessuali (17%), seguita dal timore di essere importunati da sconosciuti (11%) e di essere rapiti (9,7%).

    Quasi uno su due usa videogiochi violenti. Il 47,6% dei maschi intervistati confessa di aver giocato con videogiochi inadatti. Sono i maschi soprattuttto ad affermare di avere trascorso il proprio tempo con videogiochi non adatti alla loro età (64,2% dei maschi contro il 31,6% delle femmine). Oltre il 50% dei bimbi che 'trasgredisce' vive al Centro (53,6%) e nelle Isole (52,1%).

    Allarme molestie, anche in Rete. L'11,5% degli adolescenti è stato molestato o ha dichiarato di aver ricevuto proposte oscene da un coetaneo; nel 7,7% dei casi l'autore delle molestie era un adulto conosciuto in Rete. L'8% degli adolescenti ha incontrato in chat un adulto che si dichiarava suo coetaneo.

    Alcol: alcuni cominciano a 11 anni. Benché in Italia sia vietato vendere alcolici a chi ha meno di 16 anni, oggi i ragazzi iniziano sempre più spesso a bere alcolici già a 11 anni, contro una media europea che si attesta intorno ai 13 anni. Il vero e proprio 'sballo' comincia pochi anni dopo, comunque prima dei 16 anni. Secondo le statistiche dell'ISS (Istituto Superiore di Sanità) citate dal rapporto sono 770.000 i giovani sotto i 16 anni che consumano alcol. Il 75% beve il sabato sera: il 35,7% da 1 a 2 bicchieri, il 27,8% da 3 a 5 bicchieri, il 19% dai 6 bicchieri in su. Il sabato beve l'83% dei ragazzi dai 16 ai 18 anni, il 67% di quelli dai 13 ai 15, il 66,7% di quelli dai 19 ai 24. Il 20% si ubriaca durante il fine settimana. E c'è anche la cocaina: significativo l'aumento, rispetto all'anno precedente, di consumatori di oppiacei (+40%) e di cannabinoidi (+21%). I ragazzi dai 14 ai 15 anni consumano nel 77% dei casi cannabinoidi, nel 9% cocaina, nell'8% oppiacei. Simile la situazione dei minori di 16-17 anni: l'81% consuma cannabinoidi, l'8% cocaina, l'8% oppiacei.

    Un telefonino per tutti. La maggioranza dei bambini italiani riceve il primo telefonino tra gli 8 e i 9 anni (34,9%), mentre il 23,3% lo riceve tra i 10 e gli 11 anni. Precoce il 17,6% dei piccoli, che ha ricevuto il telefonino in un'età compresa tra i 6 e i 7 anni, mentre 'solo' il 10,1% dei bambini ha avuto il cellulare prima dei 6 anni. E così il 57,5% degli italiani in erba ne possiede uno personale, contro il 36,6% che non ne dispone ancora ma che, con tutta probabilità, desidererebbe averlo.
    November 16

    Sfigurata perchè va a scuola

     
    KABUL - Camminano tranquille, scherzano fra loro, ridono persino. E se è necessario rivolgono la parola agli uomini. Le giovani donne di Kabul scelgono il velo nero che copre i capelli, ma lascia fuori il sorriso. Oggi nella capitale i fantasmi azzurri con il burqa sono una minoranza, forse tre donne su dieci. E per queste disgraziate il velo integrale non serve a nascondere la bellezza, come vuole la lettura più retriva del Corano, ma a salvare i resti della loro dignità mentre chiedono il bakshish, l'elemosina.

    Ma per gli integralisti di Kandahar imporre la copertura del volto non basta. L'esempio l'aveva dato Gulbuddin Hekmatyar, il signore della guerra che già negli anni Settanta, da studente universitario, aveva gettato acido sulle colleghe colpevoli di andare a lezione con il viso scoperto. Da quel debutto significativo sono passati quasi quarant'anni, e sotto il suo burqa la giovanissima Shamsia non si aspettava di essere aggredita mercoledì scorso assieme ad altre 14 ragazze con lo stesso sistema, solo perché era diretta al liceo femminile Mirwais Nika. A dar scandalo, per i due fanatici armati di pistola ad acqua carica di acido solforico, non era l'esibizione del volto, che era nascosto dietro il tessuto celeste. Era scandaloso che a diciassette anni Shamsia non accettasse di tornare al Medioevo, che si ribellasse al destino tracciato dai Taliban, e che volesse studiare come i coetanei maschi. Così l'hanno colpita, sfregiandole il volto e sperando di spaventarne l'animo.

    Ma Shamsia è la generazione nuova, quella delle donne che costruiranno il nuovo Afghanistan. "Voglio continuare con la scuola, anche se dovessero uccidermi", ha subito detto dal suo letto d'ospedale: "Ecco il messaggio per i miei nemici: andrò avanti, anche se mi colpissero cento volte". Con tutta probabilità Shamsia se la caverà con qualche brutta cicatrice. Non importa che sia stata un po' di fortuna nella disgrazia, o che sia paradossalmente merito del burqa che l'ha protetta dall'acido. Quello che conta è che indietro non si torna, nonostante la campagna di violenze, nonostante stupri ed esecuzioni sommarie, come quella delle due inservienti di Ghazni, giustiziate per strada in quanto "prostitute" perché lavoravano nella locale base Usa.
    Per le donne d'Afghanistan le notizie degli ultimi mesi sono un bollettino di guerra. L'Organizzazione afgana per i diritti umani ha lanciato l'allarme e ha chiesto un intervento del governo: gli abusi sono in aumento e quasi sempre a danno di bambine. Nella provincia di Jowzian fra le vittime di stupro c'è anche una creaturina di due anni e mezzo. A Sarpul la dodicenne Anisa ha subìto uno stupro di gruppo, e la famiglia ha minacciato un suicidio di massa se non avrà giustizia. Ma sull'apparato giudiziario afgano nessuno si illude. Nella provincia di Sar-e-Pul cinque funzionari di polizia sono stati licenziati per non aver indagato sulla violenza a una dodicenne. Abdul Hameed Aimaq, senatore di Kunduz, ai microfoni della Bbc ha sparato a zero: "I tribunali sono corrotti. I procuratori sono corrotti. E nessuno ne chiede conto. Per questo ci sono omicidi, violenze, furti e tutto il resto. In realtà il governo non esiste". Non c'è scampo nemmeno all'interno del matrimonio. Quando le nozze combinate dalle famiglie sono sgradite e i mariti le maltrattano, le ragazze si suicidano dandosi fuoco. I casi sono così frequenti che la Cooperazione italiana ha deciso di finanziare la costruzione di un nuovo reparto ustionati nell'ospedale Esteqlal di Kabul.

    Persino i Taliban hanno sconfessato il gesto dei fanatici di Kandahar. Ma per Fawzia Koofì "è stato senz'altro un gesto terroristico. E la cosa più sconvolgente", dice la vicepresidente della Wolesi Jirga, la camera bassa del parlamento afgano, "è che sia successo in una grande città, non in un'area rurale. Questo dimostra che il problema non è l'arretratezza culturale. Il problema è la cultura dell'impunità, la certezza che chi commette violenza contro le donne va incontro a punizioni insignificanti. Il problema è che lo stesso Hamid Karzai ha graziato dopo solo due anni di carcere un condannato all'ergastolo per reati contro le donne".

    Ma l'Afghanistan non è disponibile a tornare indietro fino ai tempi dell'apartheid sessuale più totale. La rivolta è fatta di gesti quotidiani e di piccoli passi. Una prova è sulle colline sopra Kabul, dov'è arrampicato il villaggio di Tangi Kalay. Qui padre Giuseppe Moretti ha fondato la "Scuola della pace" badando che fosse aperta a tutti, maschi e femmine, dei villaggi vicini. Le ragazze, racconta il sacerdote, sono un terzo del totale. In compenso la loro frequenza è più assidua, perché le famiglie spesso mandano i maschietti a lavorare. "Quando sono venuto per la prima volta in Afghanistan, nel '77, non c'erano nemmeno i burqa. E' stata una novità triste". Padre Giuseppe è coraggioso: la sua prima elementare è addirittura una classe mista. Perché lui lo sa, e lo dice apertamente: "Il futuro di questo paese è difficile e lontano. Ma è senz'altro in mano alle donne".

    Giornata Mondiale del Ricordo delle Vittime della Strada

    Ogni anno scompare um paese di 7000 persone
    Tante sono le vittime delle strade italiane; 300.000 sono i feriti, ed oltre 20.000 i disabili gravi prodotti da questa guerra non dichiarata.
    Il parlamento Europeo ha chiesto all’Italia di ridurre del 40% in dieci anni questi numeri. A ciò lo stato italiano ha risposto con un sempre calante presidio del territorio e con un grave ritardo nell’adeguamento degli organici delle forze dell’ordine e delle norme del Codice della strada.
    Dopo ogni incidente grave, inizia un doloroso ed estenuante iter legale che dovrebbe portare alla individuazione delle responsabilità, alla punizione dei responsabili con pene commisurate alla gravità dei loro reati, e ad assicurare alle vittime o ai loro familiari un risarcimento equo. Anche in questo campo l’Italia si distingue negativamente dal resto d’Europa, con una giustizia lenta ed approssimativa, che calpesta continuamente la dignità dell’uomo e quei valori che la nostra costituzione dovrebbe tutelare. I problemi della sicurezza stradale e della giustizia riguardano tutti, nessuno escluso!
     
     
    November 15

    Eluana ha vinto

    La Cassazione ha giudicato inammissibile il ricorso contro la sospensione della nutrizione e della idratazione artificiali di Eluana Englaro.
    La volontà della ragazza, che è in stato vegetativo permanente e persistente dal 1992, può essere finalmente rispettata. È stato il padre Beppino a prestarle la sua voce, la sua ostinazione e il suo profondo senso di giustizia. Era intollerabile, per Beppino, che allo straziante destino della figlia si aggiungesse l’umiliazione della volontà di Eluana, ricostruita meticolosamente dal decreto della Corte d’Appello di Milano la scorsa estate. Eluana non avrebbe voluto sopravvivere in queste condizioni di totale incoscienza e in assenza di una qualsiasi speranza di cambiamento del suo stato, che quello stesso decreto definiva come irreversibile.
    Ha dovuto aspettare centinaia, migliaia di giorni: il padre ne ha tenuto il conto come fanno i carcerati. Ieri erano 6.145.
    In nome della Vita e di altre parole, svuotate del loro significato originario o forzate fino all’assurdo, in molti hanno cercato di calpestare Eluana e i desideri che aveva espresso prima dell’incidente.
    Ieri, finalmente, è stato ribadito un principio fondamentale: la libertà di decidere della propria vita.
    Ieri, finalmente, il clamore e la battaglia possono lasciare spazio al silenzio. La vicenda della famiglia Englaro può tornare privata. Il dolore, inestinguibile, può almeno abbandonare la rabbia della rivendicazione di un legittimo volere. Fino ad oggi ignorato. Un volere che è personale, soggettivo: non c’è alcuna aspirazione universalizzante.
    Speriamo che anche i difensori della sopravvivenza a tutti i costi e contro il volere di chi non vuole sopravvivere scelgano il silenzio. In caso contrario, che parlino pure, se non hanno alcun senso dell’osceno; si abbandonino pure ai commenti più inappropriati e disumani, loro che si dichiarano difensori dei valori con la “V” maiuscola dimostrano una totale assenza di decenza.


    I giudici della Cassazione hanno dimostrato di essere in sintonia con la maggioranza degli italiani, ed hanno saputo resistere all'incredibile e violenta interferenza esercitata dalle gerarchie vaticane, finalmente si è riconosciuto, come del tra l'altro prescrive la Costituzione, che la vita umana in quanto tale, è libera e che la volontà del paziente è preminente e va sempre garantita e tutelata.

    "La sentenza ha coraggiosamente superato questa difficoltà, non in nome della Laicità e neppure in nome della Scienza, ma nel rispetto del diritto di ogni cittadino a decidere per sé, qualsiasi Fede o idea egli difenda"
    U.Veronesi


    Già è ricominciata la valanga di proteste da parte della Chiesa, ma è ora di rispettare non solo la sentenza, ma soprattutto il dolore e la lacerazione che in questi anni hanno accompagnato la famiglia di Eluana, nei confronti dei quali è stata esercitata una incredibile violenza, minacce e contro i quali si sono usati termini terrificanti.

    November 12

    Guccini in concerto

     
    Dopo una lunga attesa ai cancelli finalmente la serata ha inizio.  Brividi, emozioni e ricordi del passato fin dalla prima canzone. Anzi, fin dalle prime note. Con In morte di S.F è tato subito un brivido intenso, uno di quelli che parte dalla testa e ti attraversa tutta la schiena. Forse perchè a me molto cara,  la sento un pò mia.
    Una serata di pura poesia che per un attimo mi ha riportato indietro fino all'adolescenza, quando sui miei diari, invece dei compiti, comparivano solo i suoi testi.
    Ad ogni canzone  un'emozione sempre più intensa...Ad oni canzone un pensiero o un ricordo particolare.
    Molto bella anche l'atmosfera. Rivedere il palazzetto pieno mi ha fatto piacere, con un pubblico caldo e molto presente. Un'atmosfera da grande concerto.
     
    Ecco la scaletta del concerto:
     
    In morte di S.F.
    Il tema
    Noi non ci saremo
    Canzone delle osterie di fuori porta
    Vedi cara
    Canzone quasi d'amore
    Incontro
    Farewell
    Ti ricordi quei giorni
    Su in collina
    Il testamento di un pagliaccio
    Don Chisciotte
    Eskimo
    Cirano
    Il vecchio e il bambino
    Auschwitz
    Un altro giorno è andato
    Dio è morto
    La locomotiva
     
     
    Grazie Francesco!
     
     
     
    November 11

    11/11/2008

    11/11/2008
    DatchForum Assago
     
     
    Il vecchio e il bambino
     
    Un vecchio e un bambino si preser per mano
    e andarono insieme incontro alla sera;
    la polvere rossa si alzava lontano
    e il sole brillava di luce non vera...

    L' immensa pianura sembrava arrivare
    fin dove l'occhio di un uomo poteva guardare
    e tutto d' intorno non c'era nessuno:
    solo il tetro contorno di torri di fumo...

    I due camminavano, il giorno cadeva,
    il vecchio parlava e piano piangeva:
    con l' anima assente, con gli occhi bagnati,
    seguiva il ricordo di miti passati...

    I vecchi subiscon le ingiurie degli anni,
    non sanno distinguere il vero dai sogni,
    i vecchi non sanno, nel loro pensiero,
    distinguer nei sogni il falso dal vero...

    E il vecchio diceva, guardando lontano:
    "Immagina questo coperto di grano,
    immagina i frutti e immagina i fiori
    e pensa alle voci e pensa ai colori

    e in questa pianura, fin dove si perde,
    crescevano gli alberi e tutto era verde,
    cadeva la pioggia, segnavano i soli
    il ritmo dell' uomo e delle stagioni..."

    Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,
    e gli occhi guardavano cose mai viste
    e poi disse al vecchio con voce sognante:
    "Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!"
     
    Francesco Guccini
    November 05

    05/11/2008 Yes we can

     

    Il cambiamento è arrivato...

     

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    Il discorso della vittoria:

    Se lì fuori c’è ancora qualcuno che dubita del fatto che l’America sia il luogo dove ogni cosa è possibile, che si chiede se il sogno dei nostri fondatori è ancora vivo, che ancora dubita del potere della nostra democrazia, questa notte è la vostra risposta.


    E’ la risposta data dalle code che si sono formate attorno a scuole e chiese, code così numerose mai viste da questa nazione, code di persone che hanno aspettano 3 o 4 ore, alcune per la prima volta nella loro vita, perchè hanno creduto che questa volta doveva essere differente, che le loro voci avrebbero potuto fare la differenza.
    E’ la risposta data da giovani e anziani, ricchi e poveri, democratici e repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi americani, omosessuali, disabili e non. Americani, che hanno lanciato un messaggio al mondo: non siamo mai stati una mera collezione di individui o una collezione di stati rossi e blu.
    Siamo, e saremo sempre, gli Stati Uniti d’America.

    Questa è la risposta che ha portato coloro ai quali è stato detto da molti di essere cinici, impauriti e dubbiosi circa quello che possiamo ottenere a mettere le mani sull’arco della storia e tenderlo ancora una volta verso un giorno migliore.
    C’è voluto molto tempo, ma questa notte, a causa di quello che abbiamo fatto oggi, in questa elezione, in questo momento di definizione, il cambiamento per l’America è arrivato.

    Poco fa, questa sera, ho ricevuto una telefonata veramente cordiale dal Sen.McCain.
    Il Senatore McCain ha combattuto a lungo e strenuamente in questa campagna. Egli ha combattuto ancora più a lungo e con più forza per il paese che ama. Ha sopportato sacrifici per l’America che la maggior parte di noi non può nemmeno cominciare ad immaginare. Oggi noi stiamo bene anche grazie al servizio reso da questo coraggioso e generoso leader.

    E non sarei qui stasera senza il fermo supporto della mia migliore amica degli ultimi 16 anni, la roccia della nostra famiglia, l’amore della mia vita, la first lady Michelle Obama.
    Sasha e Malia vi amo entrambe più di quanto possiate immaginare. E vi siete guadagnate il nuovo cagnolino che verrà con noi alla Casa Bianca.
    E anche se non è più tra noi, so che mia nonna ci sta guardando, insieme alla famiglia che mi ha reso ciò che sono. Mi mancano questa sera. So che il mio debito con loro è smisurato.
    A mia sorella Maya, mia sorella Alma e tutti gli altri miei fratelli i mie sorelle, grazie per il supporto che mi avete dato. Ve ne sono grato.
    [ringrazia il manager della campagna e altri colleghi]
    Ma soprattutto, non dimenticherò mai a chi in realtà appartiene questa vittoria. Appartiene a voi. Appartiene a voi.

    Non sono mai stato il candidato appropriato per questo ruolo. Non siamo partiti con molto denaro o approvazione. La nostra campagna non è passata nelle sale di Washington. E’ iniziata nei cortili di Des Moines, nei salotti del Concord e tra i portici di Charleston. E’ stata portata avanti dalle lavoratrici e lavoratori che davano ciò che potevano dei loro piccoli risparmi: 5 dollari, 10 dollari, per la causa.
    E’ cresciuta tra i giovani che hanno rifiutato il mito dell’apatia della loro generazione, che hanno lasciato le loro case e le loro famiglie per lavori che offrivano uno stipendio basso e poche ore di sonno.
    E’ cresciuta tra i non-così-giovani che coraggiosamente hanno bussato alle porte di perfetti estranei, e dai milioni di americani che si sono offerti volontari per dimostrare che 200 anni dopo un governo fatto di persone, per le persone non è scomparso dalla faccia della terra.
    Questa è la vostra vittoria.

    E so che non lo avete fatto solo per vincere un’elezione. E so che non lo avete fatto per me.
    Lo avete fatto perchè capite la gravità del lavoro che c’è da fare. Anche se stasera celebriamo, sappiamo che le sfide che ci porterà il domani saranno le più importanti dei nostri tempi, due guerre, un pianeta in pericolo, la peggior crisi finanziaria degli ultimi anni.
    Anche se stiamo qua stasera, sappiamo che ci sono Americani coraggiosi che si svegliano nel deserto dell’Iraq e nelle montagne dell’Afghanistan e rischiano le loro vite per noi.
    Ci sono genitori che restano svegli dopo che i figli sono andati a letto, e si chiedono con che soldi potranno pagare la loro educazione.
    C’è una nuova energia da emanare, nuovi lavori da creare, nuove scuole da costruire, e placare minacce, ristabilire alleanze.

    La strada di fronte a noi sarà lunga. La salita ripida. Possiamo non arrivarci in un solo anno, forse nemmeno in un mandato. Ma, America, non sono mai stato così fiducioso come lo sono ora.
    Vi prometto, noi, noi persone, ci arriveremo.
    Ci saranno false partenze, molti non saranno d’accordo con ogni decisione che prenderò da presidente. E sappiamo che il governo non può risolvere tutti i problemi.
    Ma sarò sempre onesto con voi nei riguardi delle sfide che affronteremo. Vi ascolterò, soprattutto quando non saremo d’accordo. E soprattutto, chiedo a voi di unirvi nel ricostruire questa nazione, nell’unico modo in cui è stato fatto negli ultimi 221 anni- quartiere dopo quartiere, mattone dopo mattone, mano coperta di calli dopo mano coperta di calli.

    Quello che è iniziato 21 mesi nel profondo inverno fa non può finire in questa notte d’autunno.
    La vittoria da sola non è il cambiamento che cerchiamo. E’ solo la possibilità per poter mettere in atto quel cambiamento. E questo cambiamento non potrà accadere se torneremo sui nostri passi.
    Non può avvenire senza di voi, senza un nuovo spirito di servizio, di sacrificio.
    Invochiamo un nuovo patriottismo, di responsabilità, in cui ognuno di noi sia risoluto nel lavorare più duramente e non badare solo a se stesso, ma anche agli altri.
    Ricordiamoci che se questa crisi finanziaria ci ha insegnato qualcosa è il fatto che non possiamo avere una Wall Street sfavillante mentre Main Street soffre.
    In questo paese, cresciamo e crolliamo come un’unica nazione, come un solo popolo. Resistiamo alla tentazione di ricadere nella partigianeria, nella pochezza e nell’immaturità che hanno avvelenato la nostra politica per tanto tempo.
    Ricordiamoci che fu un uomo di questo stato a portare per primo la bandiera del Partito Repubblicano alla Casa Bianca, un partito fondato su ideali della fiducia in se stessi, libertà individuale e unità nazionale.


    Quelli sono valori che noi tutti condividiamo. E mentre il Partito Democratico ha ottenuto una grande vittoria questa notte, la riconosciamo con umiltà e determinazione a eliminare le divisioni che hanno rallentato il nostro progresso.
    Come Lincoln disse a una nazione molto più divisa della nostra, noi non siamo nemici, ma amici. Anche se la passione politica può averli logorati, essa non romperà i nostri legami d’affetto.
    E per quegli americani il cui supporto non mi sono guadagnato, non avrò avuto il vostro voto stasera, ma ho sentito le vostre voci. Ho bisogno del vostro aiuto, e sarò anche il vostro presidente.

    Per quelli che questa sera ci guardano da terre lontane dalle nostre coste, da parlamenti e palazzi, a coloro i quali sono raccolti intorno ad una radio in angoli dimenticati del mondo, ricordate le nostre storie sono diverse, ma il nostro destino è comune, e sappiate che una nuova alba per la guida degli Stati Uniti è a portata di mano.

    E per coloro che vogliono distruggere il mondo: vi sconfiggeremo. E coloro che cercano pace e sicurezza: vi supporteremo. E per tutti coloro che si sono chiesti se la luce dell’America brilla ancora come un tempo: questa sera vi abbiamo provato ancora una volta che la vera forza della nostra nazione non è nella forza delle nostre armi o nell’abbondanza delle nostre risorse, ma nel potere duraturo dei nostri ideali: democrazia, libertà, opportunità e irriducibile speranza.
    Questo è il vero mito americano: che l’America possa cambiare. La nostra unione può essere perfezionata. Quello che abbiamo già raggiunto ci dà la speranza per quello che potremo e dovremo raggiungere domani.

    Queste elezioni hanno rappresentato molte “prime volte” e portano dentro di sè molte storie che verranno raccontate per generazioni. Ma voglio parlarvi di una donna di Atlanta, come tanti altri che hanno voluto far sentire la loro voce in queste elezioni, ma con una piccola differenza: Ann Nixon Cooper ha 106 anni.
    E’ nata una generazione dopo la schiavitù. al tempo in cui non c’erano macchine sulle strade o aerei nel cielo, quando qualcuno come lei non poteva votare per due ragioni: perchè era una donna e per il colore della propria pelle.
    E stasera penso a tutto ciò che ha visto in America e tutto ciò che ha attrversato; il dolore e la speranza; la lotta e il progresso; i tempi in cui ci veniva detto che non potevamo, e le persone che hanno fatto pressione con quel credo americano: sì, noi possiamo.
    In un tempo in cui le voci delle donne venivano zittite e le loro speranze ignorate, lei ha vissuto per vedere le donne alzarsi e avanzare le proprie
    istanze, e prendere in mano la scheda elettorale. Sì, noi possiamo.

    Quando c’era disperazione per la siccità del Dust Bowl e depressione economica, ella ha visto una nazione superare la paura con un nuovo patto, nuovi lavori, un rinnovato senso di un proposito comune. Sì, noi possiamo.
    Quando le bombe sono cadute sul nostro porto e una tirannia ha minacciato il mondo, lei era là , testimone di una generazione che ha mostrato la propria grandezza e salvato la democrazia. Sì, noi possiamo.
    Lei era là, per i bus di Montgomery, sotto gli idranti a Birmingham, sul ponte a Selma, con un predicatore di Atlanta che disse a un popolo “We Shall Overcome”. Sì, noi possiamo.
    Un uomo è andato sulla luna, un muro è caduto a Berlino, un intero mondo è stato messo in comunicazione dalla nostra scienza e dall’immaginazione.
    E quest’anno, in queste elezioni, ha toccato col suo dito uno schermo, e ha registrato il suo voto, perchè dopo 106 anni in America, tra tempi bui e tempi migliori, lei sa come l’America può cambiare.
    Sì, noi possiamo.

    America, siamo giunti a questo punto. Abbiamo visto molto. Ma è rimasto molto da fare. Questa notte, chiediamo a noi stessi - se i nostri figli potessero vivere fino a vedere il prossimo secolo; se le mie figlie fossero così fortunate da vivere tanto a lungo quanto Ann Nixon Cooper, quali cambiamenti potranno vedere? Quali progressi avremo fatto?
    Questa è la nostra possibilità per rispondere a quella chiamata. Questo è il nostro momento.
    Questo è il nostro tempo, di rimettere la gente al lavoro, di aprire le porte delle opportunità per i nostri figli; di far tornare prosperità e portare avanti la causa della pace; di ribadire il sogno americano e riaffermare la verità fondamentale che, anche tra tanti, noi siamo una cosa unica; che mentre respiriamo, speriamo.

    E dove ci scontriamo con cinismo e dubbi e con coloro che ci dicono che non ce la possiamo fare, noi rispondiamo loro con un credo senza tempo che rappresenta lo spirito di un popolo: sì, noi possiamo.

    Grazie a voi, che dio vi benedica, e che benedica gli Stati Uniti d’America.

    October 29

    Amore che prendi amore che dai

    Amore che prendi amore che dai
     
     
    Se è vero che adesso possiamo parlare
    di libera scelta del bene e del male
    di tecnologia votata a cambiare
    ti chiedi a che prezzo e chi deve pagare.
    Le grandi manovre di pochi potenti
    decidon la vita di uomini stanchi
    di generazioni costrette a sparare
    per credo o per noia ma spesso per fame.
    E se vuoi scrivere una canzone apri il giornale c'è l'ispirazione.


    L'amore che cerchi l'amore che vuoi
    non farti ingannare non fermarti mai
    non chiudere gli occhi non chiuderli mai
    l'amore che prendi l'amore che dai
    l'amore che prendi l'amore che dai...



    Sei dentro o sei fuori dal gioco virile
    dal culto del forte o dell'apparire
    qualcuno che vuole cambiare la storia
    denunciano un vuoto di poca memoria.
    Discorsi importanti regalan speranza
    ma intanto son chiusi dentro una stanza
    se senti il bisogno di un po' d'amore
    mettiti in fila che c'è da aspettare
    scaldati all'ombra di un raggio di sole
    gioca più forte non ti fermare.


    L'amore che cerchi l'amore che vuoi
    non farti ingannare non fermarti mai
    non chiudere gli occhi non chiuderli mai
    l'amore che prendi l'amore che dai
    l'amore che cerchi l'amore che vuoi
    non farti ingannare non fermarti mai
    non chiudere gli occhi non chiuderli mai
    l'amore che prendi l'amore che dai.

    Nomadi

     


    October 18

    La musica della natura

     
     
    Se uno si siede e ascolta capirà che non vi è musica più bella di una fontana che scorre,
    così come la voce dei torrenti, o il vento tra gli alberi.
    O quando lo stesso fa suonare i flauti delle gole rocciose.
     
     
    I fantasmi di pietra
    Mauro Corona
    October 16

    Uno di noi

     

    L'Italia non è fatta solo di tronisti, pupe scostumate o personaggi che si guadagnano la fama grazie alla loro ignoranza.
    Decisamente no.
    E' un paese di gente comune, semplice, con un grande sogno in comune: il futuro del proprio paese
    Sogno che, come la storia ci insegna, troppe volte è stato interrotto.
    Persone che sfidano il proprio futuro per cercare di realizzarlo,vcon coraggio e consapevolezza.
    E' il caso di Roberto Saviano, scrittore che con il suo libro Gomorra, diventato ormai come una Bibbia, sfida la camorra e la mafia in generale.
    Per le sue parole ha ricevuto minaccie di morte. Notizia di qualche giorno fa proprio il ritrovamento di un piano per assassinarlo.
    Ora lo scrittore ha deciso di trasferirsi all'estero per riavere indietro la sua vita di persona comune, ma promette ancora battagli alla mafia.
    Paura ma allo stesso tempo coraggio. Il giusto mix per rendere una persona comune "speciale"


    Allora onore a Roberto Saviano, a un italiano che ama il suo Paese e che non si ferma davanti a nulla pur di vederlo un giorno migliore....e che un giorn possa ritrovare la sua terra...

     

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    October 07

    Pierangelo Bertoli

    Per ricorare il grande cantautore scomparso 7 anni fa riporto il testo di una delle sue canzoni, forse la più significativa della sua carriere

    A MUSO DURO

    E adesso che farò, non so che dire
    e ho freddo come quando stavo solo
    ho sempre scritto i versi con la penna
    non ordini precisi di lavoro.
    Ho sempre odiato i porci ed i ruffiani
    e quelli che rubavano un salario
    i falsi che si fanno una carriera
    con certe prestazioni fuori orario
    Canterò le mie canzoni per la strada
    ed affronterò la vita a muso duro
    un guerriero senza patria e senza spada
    con un piede nel passato
    e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
    Ho speso quattro secoli di vita
    e ho fatto mille viaggi nei deserti
    perché volevo dire ciò che penso
    volevo andare avanti ad occhi aperti
    adesso dovrei fare le canzoni
    con i dosaggi esatti degli esperti
    magari poi vestirmi come un fesso
    per fare il deficiente nei concerti.
    Canterò le mie canzoni per la strada
    ed affronterò la vita a muso duro
    un guerriero senza patria e senza spada
    con un piede nel passato
    e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
    Non so se sono stato mai poeta
    e non mi importa niente di saperlo
    riempirò i bicchieri del mio vino
    non so com'è però vi invito a berlo
    e le masturbazioni celebrali
    le lascio a chi è maturo al punto giusto
    le mie canzoni voglio raccontarle
    a chi sa masturbarsi per il gusto.
    Canterò le mie canzoni per la strada
    ed affronterò la vita a muso duro
    un guerriero senza patria e senza spada
    con un piede nel passato
    e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
    E non so se avrò gli amici a farmi il coro
    o se avrò soltanto volti sconosciuti
    canterò le mie canzoni a tutti loro
    e alla fine della strada
    potrò dire che i miei giorni li ho vissuti.

    October 05

    Il calcio che fa bene

     
     
    Mercoledì 8 ottobre, allo Stadio Artemio Franchi di Firenze, Fiorentina e Milan scenderanno in campo per giocare un’amichevole con lo scopo di raccogliere fondi per la costituzione e la vita della Fondazione Borgonovo, che nascerà per impegnarsi nella ricerca sulla SLA.
    Lo scorso 5 settembre Stefano Borgonovo, campione della Fiorentina e del Milan, ha deciso di annunciare pubblicamente di essere malato di Sclerosi Laterale Amiotrofica. La SLA è una malattia neurodegenerativa progressiva che conduce ad una perdita graduale della funzionalità muscolare. Ogni giorno, in Italia, vengono diagnosticati tre nuovi casi, per un totale di 6 persone ogni 100.000 abitanti. Al momento esistono una serie di terapie che controllano il progresso della malattia, ma non esiste una vera e propria cura: le speranze dei malati e delle loro famiglie sono pertanto riposte nel futuro della ricerca.
    Stefano Borgonovo e la sua famiglia hanno così deciso di costituire una Fondazione che porterà il suo nome e che si impegnerà nella raccolta fondi a favore della ricerca.
    Il coraggio e la determinazione di oggi sono tratti distintivi del suo carattere che tutti i compagni di Milan e Fiorentina e tutti i tifosi ricordano. Le società in cui ha militato e alle quali ha dato tanto nel passato, vogliono ora dare un segnale della loro presenza e della loro vicinanza aiutando Stefano a far nascere e crescere questo progetto ambizioso ed essenziale.
    Viola e Rossoneri, di oggi e di ieri, si affronteranno così in una partita amichevole che si giocherà alle 20.30 di mercoledì 8 ottobre allo Stadio Artemio Franchi di Firenze, in un due tempi da 45 minuti ciascuno. Le telecamere di Sky trasmetteranno in diretta la partita.
    I calciatori indosseranno una maglia speciale, sulla quale sarà applicato un logo celebrativo di questo evento. Le casacche saranno poi battute all’asta su internet.
     
    Lo stesso Borgonovo si è dichiarato commosso ed entusiasta per l'affetto e l'aiuto ricevuto in questo difficilissimo periodo.
    E affida le speranze a tutti coloro che parteciperanno a questo evento molto importante